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Importanza del
controllo dello stato nutrizionale
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L'UOMO E' CIO' CHE MANGIA - Dott. Carmine Orlandi - 22/02/2009
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Negli
ultimi decenni le moderne acquisizioni scientifiche hanno
dimostrato come i problemi nutrizionali siano correlati ad un
peggioramento della qualità della vita del soggetto e come
sia maggiore l’incidenza di complicazioni e di altre
malattie ad essa associate. La misurazione del peso corporeo,
espressa in quasi tutte le nazioni in Kg mentre solo nei paesi
anglosassoni in libbre o pounds pari a 0,4536 Kg, è,
insieme alla statura, uno dei parametri fondamentali per la
caratterizzazione antropometrica di un individuo. Qualunque sia lo
stile di vita condotto, assume un’importanza rilevante il
controllo del peso corporeo inteso come identificazione, eventuale
raggiungimento e mantenimento del “peso ideale”. E’
intuitivo quanto sia fondamentale una riduzione del peso corporeo
allorquando questo sia in eccesso per evitare tutte quelle
manifestazioni negative correlate a problemi metabolici ed a
sovraccarichi funzionali con conseguente nocumento alla propria
salute. Tra le varie definizioni di peso ideale scegliamo questa:
quel peso corporeo con il quale un individuo raggiunge un
equilibrio tra il miglioramento delle varie capacità ed una
condizione di assoluto benessere. Non poche difficoltà
sorgono quando si tratta di tradurre in numeri il concetto
precedentemente espresso. Un aiuto ci giunge dall’Indice di
Massa Corporea (IMC oppure BMI in inglese, che si ottiene
dividendo il peso corporeo per il quadrato dell’altezza
espressa in metri) che individua un range di “normalità”
per quei soggetti che presentano valori compresi tra 19 e 25
Kg/m2, sarebbe a dire, per un uomo adulto alto 180 cm, un peso che
deve oscillare tra 61,5 Kg e 81 Kg. Esempio: soggetto alto 178 cm,
pesa 75 kg, IMC=75/1,782= 23,7 “normale”. Di seguito
viene riportata il range di classificazione nutrizionale ormai
condiviso dalla comunità scientifica.
Segue
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| pietro |
mercoledì, 27-05-09 09:38
Dieta vegetariana vegana
Vorrei sapere se vi sono limitazioni nello sport se l’atleta pratica una dieta vegetariana vegana, anche detta vegetaliana.
Tralasciando le motivazioni etiche che comporta tale scelta, vorrei sapere se una alimentazione vegan che includa prodotti vegetali di ogni tipo: legumi, verdure, prodotti a base di soia, frutta ecc, possa consentire di praticare un'attività sportiva senza carenze nutrizionali.
Vorrei inoltre sapere cosa ne pensa della dieta vegetariana o vegetaliana in genere.
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| michele |
sabato, 16-05-09 18:25
Sono pienamente convinto che non esiste un modello alimentare valido per ognuno e che la zona, così come descritta da Barry Sears, sia troppo restrittiva per calorie e quantità di carboidrati per gli atleti imopegnati in attività di endurance. Ma, per quel che mi riguarda, ho avuto grandi benefici dalla applicazione dei principi generali della zona, anche se la ho interpretata secondo le mie esigenze e le mie inclinazioni. In particolare mi riferisco a questi principi:
non far passare troppo tempo tra un pasto e l'altro.
Comporre sempre tutti i pasti della giornata, dal primo mattino a quando vado a dormire, con tutti i macronutrienti(carbo/grassi/prot).
Per poter realizzare ciò ho dovuto necessariamente ridurre i carboidrati, per poter far spazio alle proteine anche in quei pasti, come la prima colazione, che ero abituato a fare con solo o quasi carboidrati.
Mi piacevo rimarcare il fatto che mentre prima, "imbottendomi" di zuccheri prima dell'allenamento rimanevo per così dire a "piedi" nel bel mezzo, ora che prima di uscire mangio un pasto leggero ma completo, ho energie per diverse ore senza cali o vuoti. Ciao e grazie. |
| Carmine |
domenica, 10-05-09 10:19
mi scuso per il ritardo della risposta a Michele.
innanzi tutto vorrei spendere 2 parole sul modello dietetico "zona" o qualunque altro modello dietetico precisando che NON ESISTE un modello dietetico universalmente valido per tutti, tanto nel campo delle diete dimagranti quanto in quello delle diete per sportivi, a maggior ragione per questi ultimi le differenze individuali sono ancora maggiori rispetto alle diferenze della popolazione generale, quindi come si può pensare che un modello possa rispondere alle esigenze di tutti, e non faccio riferimento ad un discorso energetico (quantità di calorie) ma alla distribuzione percentuale di macronutrienti (carboidrati, proteine e grassi) e soprattutto di nutrienti non calorici ma altrettanto essenziali quali vitamine, sali minerali, acqua, fibre, etc. Questo è un discorso lunghissimo e complesso che a tutt'oggi impegna fior di scienziati ma su una cosa siamo, più o meno, tutti d'accordo: il nostro metabolismo è direttamente e/o indirettamente collegato con l'attività dei nostri geni e l'espressione questi è essenzialmente correlata all'alimentazione, è quindi evidente che ognuno di noi con una propria attività genica (individualità genetica) abbia risposte diverse da uno stesso modello dietetico. Pertanto la dieta "zona" per qualcuno potrà avere qualche vantaggio per altri no, ma il problema principale è che il modello "zona", come confermato negli studi più recenti, nella sua integrale applicazione non è vantaggioso nella maggior parte degli atleti impegnati nello sport di resistenza, o meglio "endurance", a causa della eccessiva restrizione calorica che comporta e nella povertà di carboidrati. Anche qui il discorso è complesso ma la differenza sta nel fatto che, come ha potuto constatare il lettore che mi ha posto la questione, i carboidrati a più alto indice glicemico vadano assunti soprattutto DOPO la prestazione e non PRIMA come ancora fanno la maggior parte dei runners. quindi non è una questione di percentuale di carboidrati, questi sono indispensabili per un fondista, ma essenzialmente QUANDO assumere i carboidrati.
per tornare ala sua domanda di fondo un panino farcito con proteine non grasse (prosciutto magro, bresaola, tacchino, etc.) non dà nessun problema di digestione e può essere sicuramente vantaggioso rispetto ad un pasto pre-gara/allenamento ricco in carboidrati per motivi che non illustro perchè tempo e spazio per ora non lo consentono; rimane fondamentale assumere un adeguata quantità di carboidrati (la dose è personale) immediatamente dopo la prestazione.
Si approfondirà comunque questo concetto nei prossimi appuntamenti. |
| michele |
sabato, 02-05-09 20:54
Volevo chiedere all'esperto e porre all'attenzione degli atleti su quale sia l'alimentazione più idonea ed efficace prima di una gara o di una uscita di allenamento.
Diversi anni fà, prima di uscire mangiavo molti carbooidrati, e regolarmente, dopo poco tempo avevo un calo improvviso. Feci qualche ricera ed mi avvicinai al metodo alimentare chiamato Zona. Mangiando nella nota proporzione 40/30/30( CARBOIDRATI/GRASSI/PROTEINE) risolsi i problemi di improvvisi vuoti negli allenamenti in bicicletta e riuscii ad allenarmi per diverse ore senza alimentarmi ulteriormente.
Ma prima di correre, mangiare un panino col prosciutto, o pane e ricotta, o arrosto di tacchino può creare qualche provlema di digestione.
Allora, quale sarà la migliore alimentazione prima di affrontare un allenamento podistico, per evitare di restare senza energie , e per non avere problemi di digestione???
Ho creato anche nel forum una identica discussione.
Grazie.
Michele Muliere |
| Webmaster |
mercoledì, 01-04-09 16:53
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